USA 2008/ I DELEGATI: COME VENGONO ASSEGNATI, QUANTO CONTANO-scheda

giovedì 24 gennaio 2008 13:19

New York, 24 gen. (Apcom) - Il processo per l'assegnazione dei delegati nelle elezioni primarie è un vero e proprio mistero per molti elettori, e nel 2008 questo processo sembra essere diventato ancora più complicato che in passato, anche a causa dell'anticipazione delle primarie in alcuni Stati e delle conseguenti sanzioni decise dai rispettivi partiti. Ora che la campagna presidenziale volge verso le fasi cruciali, la conta esatta dei delegati diventa ancora più importante della momentanea popolarità che un candidato ottiene dopo la vittoria in uno Stato.

I delegati sono i rappresentanti del partito, scelti durante 'caucus' o primarie, che nel corso della Convention Nazionale del Partito eleggono il candidato ufficiale per le presidenziali tra una rosa di contendenti. Ma le regole per la nomina dei delegati variano da partito a partito e da Stato a Stato.

DEMOCRATICI In campo democratico, in palio ci sono un totale di 4.049 delegati, e il vincitore della nomination ha bisogno di una maggioranza semplice di 2.025 candidati.

I caucuses e le primarie determinano l'assegnazione di circa l'80% dei delegati che parteciperanno alla convention nazionale di Denver in Colorado, dal 25 al 28 agosto, durante la quale verrà deciso il candidato ufficiale del partito per le elezioni generali del 4 novembre. Oltre la metà di questo 80% viene assegnato durante il "Super Tuesday" del 5 febbraio, giorno in cui votano ben 22 stati contemporaneamente (i democratici assegneranno quel giorno 1.688 delegati).

Il restante 20% (circa 800 delegati in tutto il Paese) sono indipendenti, più comunemente definiti "superdelegati". Nell'ambito di un sistema delineato negli anni Settanta per dare ai leader del partito più influenza nell'assegnazione della nomination, questi delegati sono governatori di Stati, membri del Congresso e membri dei comitati nazionali di partito di ogni Stato. E' inoltre incluso un gruppo selezionato di dirigenti di partito che può comprendere ex presidenti e leader del Congresso. La senatrice Hillary Clinton, ad esempio, può contare sull'appoggio di almeno due superdelegati: suo marito, l'ex presidente Bill Clinton, e il presidente della sua campagna elettorale, Terry McAulife, ex presidente del Democratic National Committee.

I superdelegati non hanno mai giocato un ruolo determinante nell'assegnazione finale della nomination, perché di solito alla Convention nazionale i giochi sono già definiti. Secondo gli analisti tuttavia, l'elezione del 2008 potrebbe rappresentare un'eccezione anche in questo senso. A differenza del partito repubblicano, nel quale un candidato può vincere la nomination aggiudicandosi centinaia di delegati anche con vittorie risicate in alcuni grandi Stati (grazie al sistema Win Take All, chi vince piglia tutto), i Democratici assegnano i delegati proporzionalmente ai voti ottenuti (con una soglia minima del 15%), pertanto una vittoria con un lieve margine di vantaggio porta a un vantaggio altrettanto lieve nel numero di delegati ottenuti. Un sistema che aumenta le probabilità che i due favoriti, Clinton e Obama, arrivino alla fine con un numero molto vicino di delegati.

Al di sotto del 15% (fa eccezione lo stato di Washington) un candidato non riceve delegati, e i suoi vengono spartiti tra gli altri candidati proporzionalmente ai voti ricevuti. La conta può rivelarsi tuttavia più complicata di quanto sembri, soprattutto nei caucus, e di conseguenza il numero dei delegati talvolta non è definitivo. Per questo motivo il conto dei delegati vinti da ciascun candidato spesso varia a seconda della fonte che lo riporta.

Altra complicazione: in generale, si dice che i delegati vengono "pledged", ovvero reclamati da un certo candidato. Ma il delegato stesso non è poi vincolato a votare per quel candidato nella Convention Nazionale. Succede però di rado che si cambi casacca, perché i candidati possono rimuovere un delegato dalla Convention se sospettano che potrebbe votare per un rivale.

Se nessun candidato riesce ad ottenere la maggioranza di 2.025 necessaria, la nomination viene assegnata tramite una "brokered convention", durante la quale voti e delegati vengono scambiati segretamente e si ricorre a ballottaggi multipli. Una possibilità che quest'anno appare più probabile che in passato sia per i democratici che per i repubblicani, vista l'intensità della campagna elettorale in entrambi i campi.

Alcuni Stati quest'anno non esprimono delegati per la Convention, per punizione. Infatti secondo le regole fissate del Democratic National Committee, nessuno stato può tenere le primarie prima del 5 febbraio, fatta eccezion per Iowa, New Hampshire, Nevada e Carolina del Sud. Il partito ha ritirato i propri delegati dagli Stati che quest'anno hanno anticipato le primarie. E' quanto avvenuto in Michigan, e quanto avverrà in Florida se le primarie, fissate per il 29 gennaio, non saranno rimandate. Queste elezioni assumono pertanto un ruolo puramente simbolico per i candidati che vi partecipano.

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