USA 2008/ INDECISI E QUESTIONE RAZZIALE PUNTI DEBOLI OBAMA?

martedì 12 febbraio 2008 11:23

New York, 11 feb. (Apcom) - Quella messa in piedi da Barack Obama ha tutte le sembianze di un'invincibile macchina da guerra elettorale, che lo ha portato a generare enorme entusiasmo, raccogliere una quantità di fondi senza precedenti, a vincere otto primarie e tutti i caucus tranne uno. Tuttavia, persino l'invincibile Achille aveva un punto debole e il senatore dell'Illinois non sembra fare eccezione. Il suo tallone d'Achille nella corsa alla nomination democratica potrebbero essere gli indecisi, che nelle ultime tornate elettorali sembrano avere preferito l'ex first lady Hillary Clinton, ma anche la questione razziale potrebbe finire per giocare a sfavore di Obama.

In New Hampshire, dove ha vinto la senatrice di New York, un elettore su cinque ha deciso all'ultimo momento per chi votare e la maggior parte ha scelto Clinton. Come a dire, tra due candidati ugualmente graditi, la preferenza è andata alla sicurezza data dall'esperienza più che all'incertezza collegata al cambiamento. Durante il "super tuesday", il 5 febbraio, si è verificata la stessa cosa, forse in modo ancora più pronunciato. Obama ha avuto la meglio tra coloro che hanno deciso nel corso del fine settimana, ma il 60% di chi ha scelto 24 ore prima dell'apertura dei seggi si è schierato con Clinton.

In uno scenario in cui entrambi i candidati sembrano essere quasi ugualmente apperezzati dagli elettori democratici, insomma ugualmente accettabili come presidente, potrebbero essere proprio coloro che scelgono all'ultimo momento a dettare le sorti delle elezioni. Clinton, fino ad ora, è riuscita ad aggiudicarsi tutti gli stati che saranno essenziali durante il voto del 4 novembre, ovvero California, New York, New Jersey, Florida e Michigan, anche se questi due stati, per avere anticipato il voto, non saranno rappresentati da delegati alla Convention Nazionale di fine agosto per l'assegnazione della nomination.

In questi stati Obama non è riuscito a convincere l'elettorato a mettere da parte le perplessità su un cambiamento così radicale e, a quanto pare, neppure quelle sulla razza del senatore di Chicago, che corre per essere il primo presidente afroamericano degli Stati Uniti. Secondo le interviste condotte all'uscita dei seggi il 5 febbraio, quasi il 20% di chi ha votato per Clinton ha ammesso che la questione razziale è uno dei fattori più importanti nella scelta, mentre il 9 febbraio in Louisiana il 25% degli elettori di Clinton ha espresso la stessa opinione. Obama dovrebbe quindi fare tesoro dell'esperienza dell'afroamericano Tom Bradley, che nel 1982 corse per diventare governatore della California, e che perse proprio per avere evitato di affrontare la questione razziale durante la campagna elettorale.

Fino ad ora il senatore dell'Illinois è riuscito ad aggiudicarsi il voto dell'elettorato afroamericano e sta cercando di aggiudicarsi anche il favore di quello bianco. Nello stato di Washington, dove Obama ha vinto i caucus sabato, a schierarsi con lui sono stati i giovani e i lavoratori del settore delle nuove tecnologie, naturalmente predisposti ad accettare il suo messaggio di speranza e cambiamento. Tuttavia, lo zoccolo duro dell'elettorato democratico, la classe lavoratrice (in particolare la parte bianca e ispanica) sembra meno attratta dalla retorica di Obama e maggiormente orientata a votare per Clinton.

Domani si andrà al voto in Virginia, Maryland e District of Columbia, dove si trova la capitale Washington, e Obama, secondo le previsioni, dovrebbe vincere in tutti e tre gli stati. Altri importanti test elettorali saranno quelli in Ohio, il 4 marzo, e in Pennsylvania, il 22 aprile, sulla carta favorevoli a Clinton proprio per il suo vantaggio tra gli elettori appartenenti alla classe lavoratrice.

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